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Gli studi sulla complessa tradizione manoscritta dell’Erec et Enide di Chrétien de Troyes sono tuttora fermi ai lavori di Foerster e Micha. L’articolo prende in analisi alcuni luoghi del romanzo caratterizzati da dispersione variantistica, applicando la categoria continiana di diffrazione. Concentrandosi su fenomeni di ordine prima lessicale e poi morfologico-verbale, l’indagine mostra come la diffrazione possa aiutare a comprendere i meccanismi innovativi tipici della trasmissione, e invita a una revisione complessiva della tradizione, fondata su dati più affidabili e strumenti filologici aggiornati.
Studies on the complex manuscript tradition of Chrétien de Troyes’s Erec et Enide have made no relevant progress since the contributions of Foerster and Micha. This article examines several passages of the romance marked by a wide dispersion of variants, applying Contini’s category of diffraction. Focusing first on lexical phenomena and then on verbal-morphological ones, the analysis shows how diffraction can shed light on the innovative mechanisms typical of the textual transmission, and calls for an overall re-evaluation of the tradition based on more reliable data and updated philological tools.
